di Matteo Salvetti
Preoccupa enormemente la difesa a tre dell’Inter. I nerazzurri hanno già incassato 13 reti in campionato e mostrano enormi lacune nell’assetto difensivo. É forse la fine di un‘era?
Nella notte di Halloween, l’Inter si è sciolta in casa del Diavolo e ha certificato forse la fine di un’era. Quella della difesa a tre, introdotta da Antonio Conte nella stagione 19/20, proseguita da Inzaghi nei quattro anni successivi e confermata da Chivu in quello passato. La stessa difesa a tre che vive sul prato di San Siro da sette anni e che è stata fonte di gioie e dolori, come i tre scudetti vinti meritatamente e le due finali di Champions League che hanno lasciato l’amaro in bocca a tutti gli interisti. Numeri importanti, che parlano quasi da soli, e che però si scontrano oggi con un dato di fatto: qualcosa si è rotto nello scacchiere di Chivu e il crollo nel derby di sabato sera è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Niente di personale nei confronti dei singoli, ma la sensazione è che l’Inter si sia sgretolata anche a causa di alcuni senatori: se Akanji appare ormai un lontano parente del giocatore elegante che un anno fa aveva stregato il campionato, Bisseck sembra completamente stordito quando si tratta di difendere, e anche Bastoni sta diventando più attaccante che difensore. Un’ abitudine che può tutelare l’estetica della partita ma non certamente la tranquillità dell’animo di Chivu, il quale oltre a stare sulle montagne russe in ogni partita si ritrova tra le mani un trend che deve essere invertito al più presto e che viene confermato pure dalle statistiche.
Numeri impietosi
Fin qui sono tredici gol subiti in Serie A e sei quelli incassati in Champions League. Dati che evidenziano una fragilità di fondo negli equilibri della squadra e che non possono essere spiegati soltanto attraverso gli errori di Josep Martinez. Il portiere spagnolo, che ha sulla coscienza le ingenuità di Madrid e di San Siro contro il Brugge, è risultato decisivo in tante altre circostanze, mettendo una pezza agli svarioni di coloro che dovrebbero invece proteggerlo. A preoccupare infatti non sono tanto gli errori dei singoli, bensì quelli reparto, che portano i nerazzurri a perdere troppo spesso equilibrio tra difesa e centrocampo, con la conseguenza di concedere enormi praterie agli avversari. Un problema forse di modulo, nonostante Bastoni e Spence abbiano rifiutato questa ipotesi. Ipotesi che invece rischia di diventare prova nel momento in cui l’Inter, già domani sera contro il Feyenoord, dovesse riproporre le solite amnesie difensive, che a quel punto diventerebbero un mattone pesante da sorreggere per allenatore e staff, costretti inevitabilmente a cambiare qualcosa.
Nessun marcatore
E arriviamo così al secondo grande problema. Sia in campionato che soprattutto in Champions, le prestazioni dell’Inter hanno lamentato la mancanza in difesa di un marcatore puro, un giocatore come Lucio e Samuel, insomma un leader capace di spostare gli equilibri e garantire solidità all’intero reparto. Nella passata stagione gli unici due difensori puri erano stati De Vrij e Acerbi, partiti a giugno e mai sostituiti a dovere. Curioso il fatto che l’unico giocatore simile all’olandese è il ragazzino Bovio, classe 2008, provato durante la preason da Chivu ma mai entrato in campo finora. A differenza invece di Akanji e Bisseck, quasi sempre titolari ma in netta difficoltà quando si tratta di marcare a uomo nell’uno contro uno.
Cambio modulo in vista?
Domanda che sorge spontanea e che forse Chivu si sarà posto nelle ultime ore. Perché è evidente ormai come il problema dell’Inter sia legato anche e soprattutto alla tenuta difensiva, l’unica fra le big d’Europa che è composta da tre uomini e non da quattro. Un modulo, il 3-5-2, che a Milano è diventato di casa, ma che forse dopo sette stagioni necessita di un rinnovamento, perché tutte le grandi storie prima o poi finiscono, specialmente quelle tattiche. La storia dell’Inter di Trapattoni, Mancini e Mourinho insegna proprio questo, si attacca e si difende tutti insieme. Con un comun denominatore: la difesa a quattro. E per Chivu, che da giocatore è stato tra i migliori in quella linea, è arrivato davvero il momento di cambiare. Lo chiedono Milano e la storia nerazzurra ma forse, indirettamente, lo chiede anche la squadra.

