E’ partita la sassaiola mediatica. In realtà era già cominciata al minuto 42′ del Derby d’Italia, quando lo juventino Miretti ha perso una palla sanguinosa e Bastoni nell’avviare il contropiede dell’Inter è andato giù sul contatto con Kalulu già ammonito. L’arbitro La Penna estrae il secondo giallo e il bianconero viene espulso, senza che il Var potesse intervenire per regolamento. Riguardando le immagini, è lampante che si tratta di un chiaro ed evidente errore da parte del fischietto romano, il quale non ha avuto la percezione di entrare nel clima della partita, in quel momento ferma sull’1-1, con entrambe le squadre che avevano visto saltare ogni schema in campo, attaccavano e difendevano allo stesso tempo. Così, da quel rosso a Kalulu, il passato è tornato nel presente: Inter-Juve ha assunto nuovamente la dimensione della Cayenna, l’apice di una partita infernale che nella notte degli innamorati ha mandato in scena un odio sportivo e non solo.
Purtroppo, al triplice fischio finale nessuno ha voluto parlare di calcio. Tanta rabbia, frustrazione, una fortissima ondata di vittimismo, nei confronti di un sistema calcio malato che deve essere obbligatoriamente riformato. Questo almeno il messaggio criptato di Chiellini e Comolli, apparsi scuri in volto di fronte alle telecamere di Sky, che hanno sfruttato il momento soltanto per gettare ulteriore benzina sul fuoco, senza neanche soffermarsi sull’ottima prestazione della Juventus, che non avrebbe meritato di perdere se si guardano le occasioni create. Così, quando Chiellini parla di “regolamento assurdo” trova tutti d’accordo, perché è inaccettabile che nel 2026 il Var non possa intervenire per somma di cartellini gialli, ma quando inaugura l’intervista affermando in tono funerario che è impossibile parlare di calcio in una serata come questa rasenta il limite del ridicolo.
Sassaiola mediatica. Lanciata da Chiello. Senza riavvolgere troppo il nastro al 98′, seguendo il ragionamento dell’ex difensore bianconero, non proprio un esempio di condotta in campo, in Inter-Juve del 2018, condizionata dall’espulsione diretta di Vecino e da quella mancata di Pjanic, era possibile parlare di calcio? Un po’ come il 15 maggio 2021, quando all’Allianz Stadium l’ex arbitro Calvarese fischiò un rigore in favore dei bianconeri per un fallo di Perisic su Cuadrado, andando contro le immagini televisive che evidenziavano il contrario? Oppure, tornando indietro di qualche mese, non ricordiamo tutto questo clamore mediatico per come la Juventus vinse la gara di andata, nella quale il Var sarebbe potuto invece intervenire.
Sassaiola mediatica. Che tocca anche e soprattutto Bastoni. Il difensore nerazzurro, accusato da tutti di aver simulato, è stato insultato e minacciato sui social insieme alla moglie. Commenti osceni, che vanno dal “povero bambino che ha un padre così schifoso”, al “che bello quando morirai insieme ai tuoi figli”: la vergogna del web, che come spesso succede resterà purtroppo impunita, nei confronti di un atleta che in quel momento ha fatto il difensore, così come facevano lo stesso Chiellini e Aldo Serena, quest’ultimo zittito da Chivu nel post partita (“io con un giallo non metto le mani addosso all’avversario”).
Sassaiola mediatica. Sganciata anche dalla politica. In particolar modo dall’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta, il quale dopo aver lasciato l’incarico di parlamentare per tornare nel mondo accademico, ha espresso sei laconiche parole al termine di Inter-Juve: “Bastoni non va convocato in Nazionale”. In altre parole, una semplificazione del problema, in linea con il personaggio che ha pronunciato la sentenza, al quale consigliamo caldamente di pensare a fare il politico.


