Vince e convince il nuovo Liverpool di Iraola. Szoboszlai e McAllister ribaltano il gol di Llorente e mandano ko l’Atletico, in una notte in cui le analogie con i Reds di Klopp sono molte.
Debutto in Champions da sogno per Andoni Iraola. Il tecnico spagnolo, appena arrivato dal Bournemouth, ha esordito nella massima competizione europea con una vittoria pesantissima ai danni dell’Atletico Madrid, che ha permesso ai Reds di guadagnare i primi tre punti del girone, in una notte in cui il frastuono di Anfield ha ricordato da vicino quello dell’era Klopp. Dopo un inizio non propriamente scintillante in Premier League, il Liverpool questa volta ha giocato un calcio di altissimo livello: nonostante il vantaggio di Llorente, al suo quinto gol ad Anfield, i Reds non si sono scomposti e con la solita mentalità che contraddistingue le notti europee è stato possibile completare la rimonta alla squadra di Simeone.
Meno possesso palla, più verticalità
Un dato interessante riguarda proprio il possesso palla. A differenza delle passate stagioni, il Liverpool ha avuto una percentuale più bassa (45%) rispetto all’Atletico (55%), numeri che spiegano molto bene la filosofia calcistica di Iraola: sin dai primi minuti infatti, i Reds hanno avanzato un pressing asfissiante, costringendo Oblak a compiere almeno un paio di interventi salva risultato. Qualità questa che porta a riflettere proprio sulla verticalità della manovra, la vera arma letale del vecchio Liverpool di Klopp, amato e temuto proprio per la capacità di ribaltare il fronte da difensivo a offensivo in cinque secondi grazie ai cambi di campo.
Szoboszlai e McAllister decisivi
Inutile sottolineare come tra le numerose analogie con il passato molto passi anche dal centrocampo. Non ci sono più i vari Fabinho e Wijnaldum – senza dimenticare il capitano Henderson – ma Anfield può godersi comunque le qualità di Szoboszlai e McAllister, pedine fondamentali nella scacchiera di Iraola, capaci di difendere e attaccare contemporaneamente in quello che gli inglesi amano definire box to box. Se l’ungherese ha permesso al Liverpool di pareggiare i conti con un rasoterra angolato su assist di Araujo, il vice campione del mondo argentino si è preso la scena dentro e fuori dal campo. Nelle ore precedenti al match McAllister aveva mostrato una certa sorpresa mista a delusione per non aver ancora ricevuto la proposta di rinnovo del contratto, ma in campo è andato oltre, collezionando una prestazione sontuosa, come dimostrato dal missile che al minuto 50 ha trafitto un incolpevole Oblak.
Cercasi terzini
L’unica vera differenza rispetto al Liverpool di Klopp riguarda il nodo terzini. Ad Anfield i tifosi hanno visto sfilare davanti ai loro occhi niente di meno che Alexander Arnold e Robertson, gente di mare, o se preferite di isola, uomini che come i vecchi marinai non avevano timore di avanzare di fronte a niente. La sensazione che a Iraola manchino giocatori di spinta è confermata proprio dalla timidezza di Kerkez e dalla staticità di Araujo, adattato a destra per fare di necessità virtù. Un nodo questo che potrebbe portare problemi durante il corso della stagione e che dovrà essere affrontato al più presto, per non perdere una caratteristica che negli anni a Liverpool è risultata decisiva.

