Quando la luce sembra essersi spenta e il sipario abbassato, soltanto i cuori forti possono sovvertire il destino. Sono le anime temprate dalla sofferenza, quelle che resistono ai colpi della vita, quelle che sanno che la vita è una e la palla che aspetti può arrivare anche all’ultimo secondo. Le anime degli argentini, di un popolo che grazie al calcio ha rafforzato il concetto di Nazione, persone semplici che lavorano duro e credono in ciò che fanno, rappresentati nello sport da chi vuole chiudere il percorso con il trofeo più grande e da chi, invece, quel percorso lo ha appena iniziato e mira a lasciare un segno nella storia del paese. Pensate a Lautaro Martinez, il capitano nerazzurro che da ieri è entrato ufficialmente nell’albo d’oro dell’Argentina: è successo al 92′, quando l’interista, appena entrato in campo, ha sfruttato un assist al bacio di Messi per segnare di testa la rete del 2-1, che ha significato passaggio del turno. Ma soprattutto, finale.
Non era scontato. Perché chi ha seguito il Mondiale dell’Argentina sa benissimo quanto ogni partita sia stata tutt’altro che agevole: dal rocambolesco 3-2 con il Capo Verde al 3-1 rifilato alla Svizzera ai supplementari, passando per le montagne russe nella sfida degli ottavi contro l’Egitto, quando sotto di due gol Messi e compagni hanno dato vita ad una rimonta che resterà impressa nei libri di epica. Di quella partita resta nella mente il pianto di Leo Messi, abbracciato dal compagno e amico Lautaro, autore di un assist perfetto per la rete decisiva di Enzo Fernandez. Già, lo stesso Enzo che ieri, a cinque minuti dal recupero, ha battuto Pickford con un missile che si è insaccato al sette, pareggiando i conti e distruggendo le certezze dell’Inghilterra. Storie di intrecci, speranze e pure canzoni. Come quella che sta spopolando sui social nelle ultime ore, intitolata “la cuarta estrella” e cantata a squarciagola dai giocatori argentini nello spogliatoio. Un cuore che batte all’unisono, nel segno di Maradona, pronto ad affrontare la finale di domenica contro la Spagna.
La sfida che vale una carriera intera e che comunque andrà ci porterà a dire “grazie” all’Argentina e al suo allenatore Scaloni, per un Mondiale commovente e capace di aver preservato il mito di Messi, non rinunciando mai alla Pulce neanche quando la squadra era ad un passo dalla resa. Una scelta che si è rivelata azzeccata e che è stata immortalata in una luce divina, decisiva nell’aver avvolto la Selecion albiceleste negli ultimi istanti di partita verso la quarta stella. Lo dimostra il pianto sincero di Leo, quello di un campione consapevole di giocarsi l’ultima corsa della sua carriera domenica contro Yamal, il probabile suo erede al Barcellona. Le emozioni andranno messe da parte, c’è ancora una notte insieme, anche in Italia, terra nella quale il supporto all’Argentina non è mai mancato.

