Italia, il messaggio di Mancini e un popolo da riconquistare

di Matteo Salvetti

Torna in campo la Nazionale Italiana. Venerdì sera (ore 20.45) gli azzurri ospiteranno a Roma il Belgio per il debutto in Nations League, poi la sfida con la Francia e il doppio confronto con la Turchia. Il nuovo ct Mancini ha già tracciato la strada per la rinascita: vincere dominando il gioco.

Dopo la lunga estate caldissima che ha attraversato l’intera penisola italiana, la temperatura torna nuovamente a salire. Questa volta l’anticiclone africano non ha alcuna responsabilità, le ha invece la nuova Italia di Roberto Mancini, tornato in panchina al termine di un tour de force estivo che è stato inaugurato dal sogno Guardiola, il fulmine a ciel sereno di Pirlo, le dimissioni di Maldini e la dura presa di posizione di Malagò, che ha deciso di riportare sulla panchina azzurra l’unico ct in grado di aver fatto vincere in tempi recenti un trofeo all’intero Paese. Trofeo che fu alzato il 12 luglio di 5 anni fa a Wembley contro l’Inghilterra, dopo un’avventura europea che cominciò proprio dallo Stadio Olimpico di Roma, lo stesso che curiosamente ospiterà venerdì sera la prima partita di Nations League dell’era Mancini 2.0. Analogie che fanno ben sperare. A parlare dovrà essere però il campo, che vedrà diverse novità rispetto al passato, per riconquistare un popolo affranto e scettico nei confronti della Nazionale. 

Ripartenza e riconquista

Negli ultimi tempi non è stato facile essere italiani. Il ricordo di Zenica brucia ancora nelle vene di tutti: l’espulsione di Bastoni, che indirizzò la partita, fu il primo segnale di una disfatta che arrivò ai rigori nella maniera più atroce, sotto lo sguardo pietrificato di un popolo che non poteva accettare di finire fuori dal Mondiale per la terza volta di fila. Così invece è stato e allora la ripartenza sarebbe dovuta andare di pari passo con la riconquista della gente; un messaggio questo che non a caso è stato lanciato da Roberto Mancini, il quale ha dichiarato di voler riconquistare chi si è sentito tradito dal suo addio nel 2023 e di farlo attraverso una Nazionale capace di onorare l’azzurro e di tornare a far innamorare anche il più sfiduciato dei tifosi. Parole che, naturalmente, dovranno essere supportate dalla prestazione della squadra sul rettangolo verde, che già venerdì contro il Belgio subirà delle modifiche, per fare i conti con un passato ingombrante e attraversare il ponte del futuro con un occhio diverso, magari più spensierato.

Spazio ai giovani

Saranno trentaquattro i giocatori a disposizione di Mancini, complice una sosta che diversamente dalle passate stagioni comprenderà ben due weekend. Il tempo per lavorare non manca, motivo per cui il ct azzurro ha deciso di rispolverare dai cassetti la sua qualità più importante da allenatore, la scoperta dei giovani. Tra i convocati spiccano infatti il portiere Pessina (2007) del Bologna, il romanista Ghilardi, Vergara del Napoli e i vari Doumbia, Zoma e Kayode, quest’ultimo già titolare al Brentford in Premier League. Nomi nuovi che avranno il compito di portare un po’ di freschezza in un ambiente obsoleto, con l’obiettivo di prendere spunto dai diversi senatori in rosa, molti dei quali (vedi Donnarumma, Barella e Di Lorenzo) erano già presenti in quel famoso Europeo vinto a Wembley. 

Dominare il gioco

Chi conosce Roberto Mancini sa benissimo che la prima prerogativa delle sue squadre è il controllo del gioco. Il tecnico jesino infatti non ha mai amato il contropiede trapattoniano, ha sempre tutelato invece il dribbling e mostrato a tratti un calcio sfavillante, condizionato dal possesso palla. È stato così nella sua prima esperienza in Nazionale, sarà così in questa: il Mancio non è cambiato ed è per questo che a Coverciano si sono già visti sprazzi di un 4-3-3 offensivo. Nonostante l’assenza di Dimarco, che porterà Calafiori a ricoprire il ruolo di terzino sinistro, e la squalifica di Bastoni, ci sono buone probabilità di vedere già contro il Belgio un’Italia votata all’attacco, sorretta magari da Pio Esposito unica punta e da qualche esperimento che sicuramente verrà effettuato nelle prossime ore. Ore decisive per Mancini e il suo staff: il vento è cambiato, le ambizioni sono tornate e adesso tocca alla squadra dimostrare nuovamente che dalle cadute gli italiani sono i migliori a rialzarsi.

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