di Matteo Salvetti
Dopo la splendida prestazione allo Stade de France, Kayode ha stregato Mancini e può diventare il terzino della rinascita azzurra.
È terminata con un pareggio la spedizione azzurra in quel di Parigi. Allo Stade de France, l’Italia ha ritrovato sè stessa: e finalmente, aggiungiamo, perché l’opacità degli ultimi mesi aveva offuscato ancor di più gli animi degli italiani. Italiani che grazie ai novanta minuti più recupero giocati in Francia contro l’esercito perfetto di Zidane hanno ritrovato un briciolo di entusiasmo e di fiducia verso la nostra Nazionale. Non era scontato, visto l’incubo di mezza estate e il debutto horror in Nations League davanti alla propria gente, ma il merito va soprattutto a Roberto Mancini e ai suoi ragazzi, che hanno dato credito alle parole pronunciate, cercando di trasformare le elucubrazioni in un calcio semplice, come direbbe Allegri. E le prestazioni sono sotto gli occhi di tutti: l’Italia è cresciuta ed è tornata in patria con un qualcosa in più nel proprio bagaglio, la consapevolezza di aver ritrovato un’anima e un gruppo di nuovi ragazzi vogliosi di riportarla ai livelli che contano.
Pazzi di Kayode
Tra i baldi giovani azzurri spicca proprio il nome di Kayode. Nome che in lingua Yoruba, dialetto usato dai genitori del ragazzo di origini nigeriane, significa letteralmente “ha portato gioia”. Lo stesso atteggiamento che l’ex terzino della Fiorentina ha mostrato in campo: mai in tensione nell’uno contro uno, sempre con i piedi ben saldi a terra, occhi sulla palla e corse in avanti e indietro, per aiutare i compagni a gestire al meglio la pressione francese. Un modus operandi che ha stregato pure Mancini, a tratti sorpreso di fronte ad un rendimento così elevato e inaspettato del ragazzo. Motivo per cui, con Palestra ancora ai margini, il Mancio si gode la sua stella e avrà modo di riprovarla a destra nel suo 4-3-3, in quella posizione che Kayode predilige per caratteristiche e che tra Turchia e Francia ha davvero convinto tutti.
Scuola Brentford
Cresciuto nelle giovanili della Juventus e passato anche dalla Fiorentina, Michael Kayode ha trovato fiducia e motivazione in Premier League, al Brentford. Le Bees lo hanno completamente trasformato come uomo e giocatore, innescando in lui la capacità di lottare corpo a corpo con gli avversari e potenziando la sua gittata lunga nelle rimesse laterali, arma in più per il Brentford in Premier e anche per l’Italia, volta a sfruttare maggiormente il gioco aereo in area di rigore. In altre parole, un modo di approcciare le partite che sembra davvero europeo: non è un caso infatti che Roberto Mancini, conoscitore e amante della Premier League, impieghi il suo Kayode per avere un vantaggio sulla corsa e in attacco, ricordando per certi aspetti il Maicon dei tempi dell’Inter.
A rischio il posto di Di Lorenzo
Inutile negare che confrontando le prestazioni a destra di Kayode con quelle di Di Lorenzo, il risultato giochi nettamente a favore del primo. Se il terzino del Napoli è stata una colonna portante dell’Europeo vinto a Wembley, quello del Brentford è al momento l’unica carta che Mancini ha a disposizione per un gioco più dinamico e un conseguente rinnovamento dell’ambiente. E così sarà, perché il tecnico jesino in carriera non ha mai abbassato lo sguardo davanti a nessuno, lo dimostra proprio la gestione di un senatore come Barella in questo mini campionato. Le difficoltà riscontrate da Di Lorenzo sono molteplici e allora non è esagerato affermare che in quel ruolo la concorrenza è alta, perché il tempo scarseggia e il percorso per tornare “italiani” nel senso calcistico del termine è già cominciato. Percorso che passa obbligatoriamente anche attraverso la crescita di Kayode, al momento uomo in più degli azzurri e simbolo di un’Italia rinata mentalmente e tecnicamente.

