I detrattori di Lautaro ringrazieranno la sosta, le vedove omaggeranno il loro Re. Poco importa, Lautaro è risorto dalle tenebre dell’infortunio e l’Inter ha scacciato la paura: neanche un minuto di gioco è bastato al capitano nerazzurro per timbrare la rete del vantaggio interista, sfruttando l’assist di un ritrovato Thuram e mandando in estasi San Siro. Un augurio argentino di buona Pasqua e un segnale che Lautaro Martinez ha inviato all’intero campionato.
Tradotto: l’Inter è viva, nonostante qualcuno potesse credere il contrario. E quella paura che sembrava aleggiare sulla testa dei giocatori dopo il Derby si sta pian piano sgretolando, forte della convinzione che con il dieci in campo risorgono pure gli altri: è così per Thuram, finalmente in partita e tornato a segnare un gol di testa, per Calhanoglu, altro mattatore della serata con un siluro da metà campo che non ha lasciato scampo a Svilar, quindi Akanji, straordinario in almeno tre chiusure su Soule e Malen, l’intramontabile Acerbi, infine Barella, nelle vesti del centrocampista totale che abbiamo ammirato in passato.
L’Inter brilla, rifila cinque reti ad una Roma spenta per lunghi tratti, ma ne subisce anche due. Questa volta però nessuna accusa da rivolgere a Sommer. Il portiere svizzero è risultato decisivo al 24esimo minuto quando è riuscito a deviare con la punta delle dita un colpo di testa ravvicinato di Malen, salvando momentaneamente i suoi dal pareggio, arrivato poco dopo grazie all’incursione vincente di Mancini. Poteva sembrare l’ennesima beffa, ma questa volta l’Inter ha scacciato le streghe con il capolavoro di Calhanoglu e ha continuato a giocare a calcio nella ripresa, a differenza invece di quanto avvenuto a San Siro con l’Atalanta e a Firenze due domeniche fa. Merito di Chivu o dell’occhio di lince Lautaro, fatto sta che i nerazzurri sono riusciti a prendere il largo e a stringersi contemporaneamente attorno a Bastoni, protetto dalla Curva Nord, nonostante un futuro ancora da scrivere. Questioni che, come affermato da Marotta, verranno affrontate nei momenti e nelle sedi opportune, perché l’obiettivo della squadra è lo scudetto e tutti devono remare nella stessa direzione. A proposito di tricolore, eccezion fatta per i due gol subiti e un Sucic entrato in campo troppo leggero, l’Inter e Lautaro hanno dimostrato di essere tornati, con buona pace dei detrattori.

