Il 2026 di Alessandro Bastoni ha visto finora soltanto il nero: da quella simulazione con tanto di esultanza in Inter Juve all’espulsione rimediata con l’Italia, passando per la gogna mediatica e il richiamo del Barcellona sullo sfondo, il difensore nerazzurro ha vissuto questi primi tre mesi dell’anno come se fossero un brutto incubo. Una storia sportiva che tocca anche e soprattutto la sfera umana, quella che coinvolge la moglie Camilla e i figli, ma in primis la psicologia del giocatore, esposto ormai alla sassaiola mediatica durante la settimana e bersagliato di fischi in ogni stadio d’Italia. Nonostante le scuse pubbliche.
E’ come se il popolo italiano, soprattutto la fazione anti Inter, avesse identificato in Bastoni il capro espiatorio, l’uomo da abbattere per risolvere le problematiche del nostro calcio. Sulla scia di quanto avvenuto al termine del Derby d’Italia, in cui Alessandro era il prototipo dell’ anti sportività e l’unico difensore in tutto il Paese a simulare sbeffeggiando l’avversario e prendendosi gioco dell’arbitro, adesso il destino ha voluto ulteriormente crocifiggerlo come l’artefice della terza mancata qualificazione al Mondiale, complice un’espulsione diretta che da uno come lui naturalmente non ti aspetti. E’ la vita, oggi ti sorride e domani ti purga: Bastoni sembra averlo capito da un po’ e nonostante il clima del Paese sia nei suoi confronti più pesante di quello che costrinse Dante all’esilio da Firenze, il nerazzurro si è sempre distinto in campo lasciandosi scivolare di dosso le critiche, come un vero professionista.
Un atteggiamento esemplare che non fa altro che incrementare il valore dello stesso Bastoni in campo, capace di alzare lo scudo per neutralizzare le offese dei tifosi, incarnando un po’ il modello di Sergio Ramos in Liga. E a proposito di Spagna, non è un caso che sia piombato sul difensore nerazzurro niente di meno che il Barcellona, disposto ad offrire più di 50 milioni per strapparlo all’Inter: trattativa complicata, che purtroppo dopo la disfatta italiana a Zernica potrebbe diventare una concreta possibilità. Purtroppo, perché se fosse davvero la situazione opprimente che Bastoni sta vivendo a determinare la scelta, sarebbe un fallimento collettivo. Per l’Italia, gli italiani e la stampa, talvolta esagerata nello scagliare le pietre verso un ragazzo che ha commesso una sciocchezza ma ha avuto il coraggio di ammetterlo pubblicamente. Ed ecco che allora anche le parole pronunciate da Bergomi a Radio nerazzurra – “Bastoni dovrà andar via dall’Italia per il suo bene “- suonano un po’ scivolose. L’ex capitano dell’Inter le ha pronunciate con tono paterno e in buona fede, ma il rischio è quello di continuare a fare da chioccia ad uno dei migliori difensori del campionato, che ha bisogno invece di scrollarsi di dosso le scorie bosniache e di continuare a tracciare la rotta della sua vita, contro tutti e tutto. Se il futuro sarà al Barcellona lo scopriremo in estate, ma adesso l’obiettivo dovrà essere soltanto uno: aiutare l’Inter a vincere lo scudetto. Su questo giocherà un ruolo chiave anche Chivu, pronto a riaccoglierlo dopo ore difficili e a confermarlo nell’ undici iniziale del big match pasquale con la Roma, visto il forfait di Bisseck. Perché a volte per dimenticare serve ripartire proprio dal campo.

