Quando al minuto 38′ Lorenzo Pellegrini si è ritrovato in area di rigore e ha segnato il gol che ha deciso il derby di Roma, il ruggito dell’Olimpico è stato per lui una liberazione. Sembrava di essere in un film romantico, per fortuna si è trattato di realtà: Lollo sognava da tempo un momento così, all’indomani di una fase critica della sua vita calcistica che sembrava aver minato la sua sensibilità romana e giallorossa, ma quel boato della Sud, che due minuti prima gli aveva dedicato uno striscione con scritto “Bentornato capitano” è apparso come la profezia perfetta che solo il calcio può raccontare. Profezia impreziosita dall’abbraccio con Mancini e dal bacio di Cristante, un triumvirato di gioia e passione che fa riflettere e unire ancora di più la galassia giallorossa.
E’ stato un derby fisico, attraente e incerto fino all’ultimo. Stando alle occasioni create, la Lazio avrebbe meritato il pareggio, ma gli astri sembravano allineati verso la Roma di Gasperini, al quale va dato il merito di essersi presentato correttamente nei confronti di piazza e tifosi, che vedono in lui l’uomo della possibile rinascita giallorossa. Dietro al gol di Pellegrini sta infatti un messaggio importante, quello di un ragazzo perso che si è finalmente ritrovato grazie al popolo ma anche ai suoi due ultimi allenatori. Ricordiamo le parole di Ranieri, racchiuse in quel “vorrei che si divertisse di più“, un invito a mettere da parte le pressioni e a godersi un po’ il privilegio di essere un calciatore professionista, tecnico e fondamentale per la squadra, oltretutto un pilastro della Nazionale Italiana. Ma Pellegrini, lo faceva ancora intendere Ranieri, non è mai stato il classico ragazzo romano di spirito e da osteria, appare piuttosto controverso, sensibile, pieno di pensieri. Eppure, Lorenzo di qualità ne ha davvero molta: motivo per cui, quando nel Derby dello scorso gennaio Sir Claudio decise di puntare su di lui, il numero sette non lo deluse, perché sa che per ogni romano la sfida alla Lazio vale una stagione intera.
E chissà che Gasperini non abbia deciso volontariamente di replicare quella mossa. Se fosse così, fidandosi di un ragazzo perbene in una gara decisiva per il morale, l’ex tecnico dell’Atalanta si è conquistato giocatore e piazza in un colpo solo. Le parole dello stesso Pellegrini (“Io amo la Roma, fino a quando resterò qui non ci sarà un momento in cui darò qualcosa di meno”) sono la controprova di un giovane innamorato che ha vissuto un momento di crisi relazionale e che solo attraverso ciò che ama veramente potrà ritrovare se stesso e la sua Roma. In un mondo divenuto ormai arido di sentimenti, il derby di ieri è stato una grande lezione di sport, perché forse solo restando insieme, nel bene e nel male, è possibile uscire più puri e migliori di prima. Pellegrini docet.
Matteo Salvetti

