Incoscienti “vecchi”

Dietro ad ogni Derby d’Italia si nasconde sempre una legge non scritta dello sport: chi vince gioisce, chi perde rosica a prescindere. Anche al termine di una delle partite più pazze della storia gli interisti oggi si riconoscono bene: lo sguardo affranto, le palpebre abbassate, qualche imprecazione, mille processi a tutti e a tutto. Così è e sempre sarà, lo sport è anche questo, ma un’analisi attenta della sfida suggerisce che in fondo l’Inter non ha disputato una pessima prestazione, anzi è riuscita a ribaltare uno svantaggio e ha costretto la Juventus a giocare di rimessa in casa, come forse si immaginava Tudor. Non a caso, lo stesso tecnico bianconero ha ammesso pubblicamente che il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto, ma il calcio è spietato e quel bolide di Adzic ha squarciato l’animo di un’intera tifoseria.

La stessa tifoseria che non si è ancora ripresa dalla disfatta di Monaco e da un mercato insufficiente, cominciato con l’ingaggio di Chivu come nuovo allenatore (terza scelta dopo i no di Fabregas e De Zerbi), l’illusoria telenovela Lookman e la conseguente rinuncia a cercare un giocatore con quelle caratteristiche, l’abbandono della trattativa per Leoni, il no incassato dalla Roma sul sogno Konè e, sullo sfondo, aggiungiamo una campagna abbonamenti che ha suscitato profonde polemiche. In altri termini, un’estate calcistica da incubo per l’Inter e gli interisti, che sembra non terminare mai visti i soli tre punti ottenuti in tre partite. Da qui partono i problemi. Il tifoso è smarrito, frustrato, non sa più che cosa aspettarsi da chi, come Marotta e Ausilio, sembra aver portato avanti un progetto di autolesionismo puro nei confronti di una squadra che andava ringiovanita e ripulita.

Capitan Lautaro aveva provato a metterci la faccia all’indomani dell’eliminazione dal Mondiale per club, ma se guardiamo le odierne scelte di Chivu nessun nuovo acquisto è stato inserito fra i titolari: fuori i vari Sucic, L.Henrique, Pio Esposito, Bonny. Una mossa questa che fa riflettere e che certifica forse da parte del mister una scarsa fiducia nei confronti di coloro che la società aveva individuato come volti nuovi della rinascita nerazzurra. Società, non allenatore visto che Chivu non era ancora arrivato a Milano . E proprio questo passaggio è il più importante, perché certifica il secondo macro problema della galassia nerazzurra, risolvibile nella mente del tecnico romeno attraverso l’ennesima conferma sul rettangolo verde dei “vecchi”; fiducia dunque a Sommer, Acerbi, Mkhitaryan, Calhanoglu e così via.

Continuare sulla stessa linea di Inzaghi può essere anche un pregio, ma se questa fiducia si traduce, come stasera, in “incoscienza”, il baratro è in avvicinamento. Prendete Sommer: com’è possibile che un portiere del suo livello possa commettere due papere clamorose come quelle sui gol di Yldiz e Adzic? Il lancio di giovani, come Pepo Martinez, non era il primo obiettivo della proprietà Oaktree? Che cosa aspetta Chivu a dare una chance ad un ragazzo che quando è stato chiamato in causa si è mostrato addirittura superiore al titolare? Domande a cui forse non avremmo mai una risposta, ma il tifoso, che fa sacrifici economici per seguire la squadra, ne avrebbe tanto bisogno. E allora torniamo al punto di partenza, chi perde rosica. Oggi più che mai, perché tralasciando la buona prestazione nessuno sa che cosa potrà dare l’Inter in futuro. Parafrasando il brano di Achille Lauro, gli “incoscienti giovani” sarebbero stati migliori degli “incoscienti vecchi”, sicuri del posto fisso.

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