di Matteo Salvetti
Soltanto qualche ora e poi sarà Natale. Anche il 2025 si appresta a festeggiare l’evento più importante dell’anno, per poi congedare la platea e lasciare spazio ad una nuova pagina tutta da scrivere: è il ciclo della vita, tutto ha un inizio e una fine, tranne i pensieri, che attraversano il tempo e l’anima per scaldare il cuore di chi ci ha voluto (e ci vuole) bene. Così anche quest’anno il Natale è attesa, speranza e condivisione: lo sanno perfettamente i bambini, che con i loro occhi innocenti aspettano la magica slitta di Babbo Natale guidata dalle renne per scartare i doni richiesti, oppure gli anziani, desiderosi di riunirsi attorno alla famiglia secondo la tradizione, senza sottovalutare naturalmente chi ritorna a casa da un Paese lontano per ricaricare le batterie e trovare la forza di affrontare il resto dell’anno lavorativo. Insomma, tra poco è Natale e non va bene e non va male, direbbe De Gregori, ognuno si appresta a viverlo come può, ci mancherebbe.
Ma per coloro che popoleranno le Chiese in attesa della Messa della notte ci sentiamo di condividere un pensiero riportato attraverso una domanda: la notte di Natale in origine non era una notte come tutte le altre? Interpretazione questa che suscita un profondo interesse, perché a pensarci bene nel famoso anno 0 a Betlemme tutto sembrava svolgersi come se nulla fosse: i rappresentanti dei ceti più abbienti erano adornati dalla ricchezza, se ne stavano sotto coperte di porpora nei loro palazzi scintillanti senza curarsi del domani, così come i governatori della Giudea, che tralasciando gli incarichi di lavoro pesanti riposavano nelle loro dimore senza alcun pensiero particolare, se non quello di gestire in maniera comoda gli affari lavorativi del mattino seguente. Un mondo fortunato, funzionava così. Subito dietro l’altra faccia della medaglia, l’umile sottobosco costretto a vivere nel labirinto di un’esistenza misera, fatta di stenti e incertezze, basti pensare a quei lavoratori che sotto Cesare Augusto sacrificavano sé stessi con fatica e determinazione per portare il pane a casa. Non avevano niente, per loro la notte era come il giorno, piena di pensieri. Un po’ come i pastori, forse i nostri veri antenati, che vivevano al freddo e al gelo, governando le loro bestie sotto il riflesso della luna, in attesa di un segnale che ad un certo punto, secondo la tradizione, sarebbe apparso loro attraverso l’arcangelo Gabriele, annunciatore della nascita di Cristo Signore, il figlio di Dio, incarnato da quel piccolo pargoletto avvolto in una mangiatoia che è in grado di liberare ciascuna persona dal male e dal peccato.
Una storia d’amore e di liberazione, raccontata di generazione in generazione attraverso libri e omelie, soprattutto tra coloro che hanno una fede e credono nella venuta del Messia. Perché Natale è amore e questo concetto si ritrova curiosamente anche nella musica. Sarebbe inutile scrivere nuovamente dei vari tormentoni italiani e internazionali che popolano le radio e fanno cantare nel centro delle città da metà novembre a questa parte. E’ doveroso invece soffermarsi sul nuovo singolo di Lucio Corsi, intitolato per l’appunto “Notte di Natale“: è bastato pochissimo al cantautore toscano per conquistare il pubblico, pensiamo alla splendida esibizione di sabato scorso durante la finale di Ballando con le stelle, perché se esiste davvero una hit del Natale 2025 quella appartiene proprio al buon Lucio. Una canzone dotata di un sound rilassante, che come affermato dallo stesso artista altro non è che una storia d’amore ambientata nel vento freddo di dicembre, magari sotto la neve, in quell’aria triste e malinconica che spinge alla riflessione piuttosto che all’azione. Giornate lunghe e scure, nelle quali recitano la loro parte un po’ tutti, la luna bianca nell’oscurità che vede dall’alto le sofferenze umane, il gatto solitario che mette un osso dove dorme il cane per cercare comprensione, il vento freddo nel parcheggio del pub, la mamma e il babbo che continuano a invecchiare, infine il tempo, paragonato ad un treno perso nei pensieri suoi lungo tutto il binario della vita. In altre parole, una ballata romantica in una notte apparentemente come le altre che lascia spazio a tantissime interpretazioni e che a poche ore dalla festa intenerisce il cuore di ciascuno di noi.
Operazione mirata, quella di Lucio Corsi, scandita anche dal ritornello: “Sei quel sassolino, nel buio infinito, che io continuavo a cercare, l’amore non lo capivo, ma poi all’improvviso, lei mi è venuta a trovare nella notte di Natale“. Concetto che invece gran parte delle famiglie in un’epoca difficile, piena di guerre, violenze di genere, delitti irrisolti, nella quale l’artista maremmano ha provato a distaccarsi dai classici canti natalizi spensierati per esplorare una dimensione più intima e malinconica, rappresentata dall’inesorabile scorrere del tempo e dal bisogno di affetto che investe oggi più che mai ciascuna persona. E così, dalle parole del secondo posto sanremese arriviamo direttamente nell’immaginario collettivo e consumistico di queste ore. Un felice e sereno Natale, dedicato a chi soffre affinché abbia la forza di rialzarsi, a chi crede e a chi ha sempre creduto, ma soprattutto a coloro ( e sono tanti) che si trovano in prima linea per garantire la sicurezza fisica e sanitaria di ogni cittadino. Perché Natale, alla fine, è una notte come tutte le altre ed è lì, nella normalità, che si può trovare il vero miracolo della vita.

