Ci risiamo. Terza sosta in tre mesi. E va bene, è diventata (purtroppo) un’abitudine: come ogni anno, quando il campionato si ferma la pausa crea sempre la classica divisione tra i cosiddetti “patrioti”, che non vedono l’ora di seguire le partite della Nazionale, e gli “anti soste”, coloro che invece considerano la sosta una noia mortale e che si sentono già avvolti dalla crisi di astinenza dal campionato. Inutile girarci attorno, questi ultimi rappresentano la stragrande maggioranza degli italiani, popolo al quale puoi togliere tutto ma non il calcio. Così queste due settimane sembrano durare un mese, in tv solo film, nessun documentario, qualche programma di intrattenimento, attualità (Garlasco in primis), tanta (troppa) noia: in questi giorni i calciofili li riconosci da lontano, si riversano nei social, fanno il conto alla rovescia affinché riparta presto l’anticipo del sabato sera, perché tutti ormai vogliono sapere se Inter e Roma sono le favorite per lo scudetto, se la crisi del Napoli è così profonda come ha fatto intendere Conte, se la Juventus di Spalletti riuscirà a scrollarsi di dosso i fantasmi del passato, se Allegri può sognare o meno la seconda stella con il Milan.
Insomma, nessuno (o quasi) in queste ore ha la mente concentrata su Moldavia-Italia e su Italia-Norvegia, nessuno (o quasi) ha il desiderio di sapere che formazione manderà in campo Gattuso giovedì sera, nessuno (o quasi) si metterà a “gufare” davanti alla tv i norvegesi affinché non vincano contro l’Estonia. Quasi tutti invece hanno la testa piantata sul prossimo turno di Serie A, perché per i tifosi le soste sono un pericolo, una trappola che produce infortuni (vedi Pulisic), stanchezza (pensiamo ai sudamericani), viaggi e ritardi che rischiano inevitabilmente di danneggiare il club di appartenenza.
Tutto giusto, poi però arriva il campo. Che in questi anni, visti i risultati, non ha aiutato. Sono lontani i tempi di Mancini che vinceva gli Europei sotto il cielo di Wembley, purtroppo invece sono vicini i tempi bui della nostra Nazionale, che ha fatto ben poco per riaccendere la passione azzurra. E allora, ci chiediamo, può essere diventata un peso la nostra Italia? Non dovrebbe esserlo, ma forse a detta di molti sì, in quanto viene percepita assieme all’intera sosta come il guasto del giocattolo Serie A, le due partite che devono essere giocate ma che se non lo fossero sarebbe meglio. E pensare, salvo miracoli estoni, che ancora una volta gli azzurri dovranno giocarsi il pass per il Mondiale di giugno ai playoff, la nostra bestia nera visti i trascorsi. In quell’occasione si vedrà forse il patriottismo, nella speranza che finalmente qualcuno comprenda che il problema non sono le Nazionali, semmai chi organizza le soste in periodi così ravvicinati. Ma questo è un discorso complesso…

