di Matteo Salvetti
Un solo gol segnato all’Arena. Quello di Idrissa Tourè, andato a segno venerdì 7 novembre contro la Cremonese. Sette è anche lo stesso numero di partite in cui il Pisa è rimasto a secco tra le mura amiche: un dato impietoso per la squadra di Gilardino, che ogni volta davanti ai propri tifosi non riesce ad incidere e a raggiungere l’obiettivo del gioco, la rete. Diversamente dalla partita con l’Inter, in cui i nerazzurri avevano disputato comunque una buona prova per più di un’ora, contro il Parma sono emersi evidenti limiti tecnici. Il Pisa si è bloccato sin dai primi minuti, complice anche un metro arbitrale che ha ucciso lo spettacolo in campo, e non è stato in grado di portare la partita dalla sua parte: Tourè e compagni hanno subito la beffa del rigore, ma non hanno saputo reagire da squadra, soltanto con qualche pallone lanciato in avanti alla ricerca di una spizzata di Meister o di una progressione di NZola.
Troppo poco. E il problema allora non può essere soltanto l’atteggiamento, ma anche la qualità. I nerazzurri arrivano spesso sulla trequarti, ma faticano a trovare la giocata giusta, il duello vinto, il filtrante per l’inserimento della punta e il gol che rompe il bunker degli avversari. Tutto questo all’Arena non avviene mai: gli esterni spingono ma sbagliano i cross, i trequartisti si incartano prima dell’ultimo passaggio, le punte tengono pochissimi palloni e quando il vento sembra essere favorevole ecco lo Nzola di turno che a pochi metri dalla linea di porta la spara in tribuna. Un aspetto questo che oltre a generare sconforto sugli spalti rappresenta un campanello di allarme per Gilardino e Corrado. Non si può più parlare di momento negativo, bensì della pellicola di un film che viene riproposta di settimana in settimana, una nuvola fantozziana che ha sede sull’Arena e non intende diradarsi.
Tralasciando le buone prestazioni di Scuffet, che ha dato sicurezza, e di Akinsanmiro, curiosamente il migliore in campo nonostante l’ingresso all’intervallo, sono pochi ad oggi i segnali positivi e allora il compito di Gilardino dovrà essere quello di tirare su il morale ad una squadra in difficoltà, perché la sfida di Lecce potrà dire molto sulle concrete possibilità che possiede il club toscano di rimanere in Serie A. Un po’ come il mercato di gennaio, il vero ago della bilancia: serve uno sforzo economico da parte di Corrado, un giocatore alla Recoba che permetta davvero una corsa alla salvezza con il cuore in gola. Lo merita la città, che anche ieri ha tinto di nerazzurro uno stadio che vuole raggiungere l’obiettivo a tutti i costi.


