Negli ultimi giorni la parola “vittoria” è diventata un mantra nel cuore di molti pisani. Capisco il momento, ma non condivido il concetto: il Pisa, insieme a Verona e Fiorentina, è una delle tre squadre in serie A a non aver ancora vinto una partita, ma diversamente dalle altre due ha dimostrato di poter lottare contro tutti, nonostante un organico che sulla carta lascia qualche dubbio se paragonato alle altre due neopromosse (Sassuolo e Cremonese). Venendo però alla trasferta di Torino, è evidente che in vantaggio di due reti anche il tifoso più scettico si sarebbe aspettato una vittoria, che purtroppo per i nerazzurri non è arrivata a causa di un black-out di dieci minuti che ha portato prima Simeone e poi Adams a pareggiare i conti. E allora è giusto chiedersi che cosa non sia andato a buon fine, forse l’atteggiamento, o lo status fisico, più probabile la smania di doverne vincere una a tutti i costi. Sì, perché l’ossessione non necessariamente porta al raggiungimento dell’obiettivo: guardate la Juventus, che sborsò un’enorme somma di denaro con Ronaldo per vincere la Champions e fallì clamorosamente, o ancora l’Inter, che a Monaco bramava di coronare il sogno europeo ed è stata vittima dell’overkilling parigino. Due esempi di come essere ossessionati porti all’offuscamento delle idee e alla gestione sbagliata delle energie, soprattutto per chi, come il Pisa, ha l’obiettivo di rimanere in Serie A e l’obbligo di dover restare sul pezzo fino all’ultima giornata.
Certo, anche per salvarsi serve vincere. Ma ogni tanto nel calcio, come nella vita, è richiesta una minima dose di realismo. E la realtà dice che i nerazzurri finora hanno affrontato in ordine: Atalanta, Roma, Udinese, Napoli, Fiorentina, Bologna, Verona, Milan, Lazio e Torino. Delle dieci citate almeno sei lottano per la parte alta della classifica e hanno una rosa nettamente superiore a quella di Gilardino, il quale merita gli elogi di Corrado per il lavoro svolto perché i suoi ragazzi hanno dato del filo da torcere a chiunque: escludendo il pomeriggio nero di Bologna, il Pisa ha pareggiato a Bergamo e a San Siro, è stata “derubata” a Napoli e contro la Fiorentina in casa, è invece mancata con l’Udinese e con il Verona. Il totale delle prime dieci fa sei punti, non tanti, ma nemmeno pochi se si considera il valore degli avversari. Il difficile verrà da ora in poi, già a partire dalla delicata sfida con la Cremonese, nella quale gli uomini di Gilardino dovranno confermare i miglioramenti delle ultime settimane e imboccare la strada giusta anche in casa, terra ancora orfana di gol all’attivo.
Proprio ieri ricorreva il 26esimo anno dalla scomparsa di Romeo Anconetani, il Presidente che lanciava il sale per scongiurare gli spettri. Probabilmente qualcuno lo farà ancora, ma lasciamo al mito ciò che appartiene al mito e rimaniamo concentrati sul presente, perché Pisa non si piega e mai si piegherà. Lo dicono i fatti, in attesa della prima vittoria stagionale che senza ossessioni inutili arriverà presto.
di Matteo Salvetti

